Racconti da Erbil Archivi - Pagina 5 di 7 - Emergenza KURDISTAN

2 tende montate, delle 6 ricevute da Unicef
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Nuovi interventi a sostegno della popolazione

Il tempo è un componente del vivere che non permette flessibilità, passa. Vivere quotidianamente vicino ai problemi sempre nuovi degli sfollati richiede tempi che talvolta esulano da orari, da programmi, da regole scritte in quanto diventano subito urgenze, emergenze, da cui non ci si può esimere. Si devono ascoltare fatti, sentire versioni e dare una valutazione che talvolta é un giudizio pesante, quando si deve dire: “non sono in grado”, oppure  “non è possibile”.

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Strada dei 100 metri
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La strada dei “100” metri. A Erbil hanno trovato rifugio anche i rifugiati di Kobane

La strada è quella grande, definita “100 metri”, con un traffico continuo e ad alta velocità su sei corsie e forse per questo i teli blu stesi sui muri a fianco della strada di servizio non si notano. Le persone che vivono sotto i teli nascosti dalla strada da un muro anonimo sono abitanti fissi ormai da qualche tempo, dopo il loro approdo ad Erbil, in arrivo avventuroso da Kobane.

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CampoYazidi-prima della neve_10.01.15
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Francia, Nigeria, Kurdistan, non dimentichiamo nessuna delle vittime

Il mondo moderno é un palcoscenico spietato che offre ogni tipo di rappresentazione.

A Parigi si vive lo sgomento dello scontro tra civiltà e culture, con l’esecuzione brutale e violenta di 20 persone in pochi giorni per mano degli integralisti islamici, pronti a uccidersi e a offrirsi come martiri. In Nigeria oltre 2000 persone sono state trucidate nel rogo delle loro povere capanne in villaggi isolati del Nord del Paese, per gli stessi motivi.

Nello stesso momento, in Kurdistan, lontano dalle luci della ribalta, per effetto delle brutalità dell’integralismo delle milizie ISIS rischiano la morte per il freddo e le malattie centinaia di persone, in particolare anziani, bambini e donne e uomini, gli elementi più deboli delle comunità sfollate e dei profughi dalla Siria e dall’Iraq.

Da tre giorni piove a Erbil e due giorni fa ha nevicato sulla città, il fango intorno agli accampamenti  impera. La temperatura é oggi sotto zero e lo é da tre giorni.

Nella ormai famosa Ankawa Mall, struttura grezza del centro commerciale che ospita oltre 1700 persone, le stufe a kerosene, prima considerate pericolose, poi fornite due settimane fa con 40 litri di kerosene ognuna, ora sono spente. La scorta é finita subito e non arriva ancora il kerosene, in altre località non sono previste affatto forme di riscaldamento negli stalli assegnati alle famiglie.

La comunità Yazidi di 14 famiglie accampata nel campo del cantiere vicino al grande albergo di Erbil vive questi momenti di estremo freddo con bambini e adulti in ciabatte infradito, tutti raccolti in piccoli ambiti che non possiamo definire abitazioni, con il fuoco esterno alle pareti alimentato da scarti del legname di scarto del cantiere dismesso, che sta per finire.

Stiamo fornendo ora scarpe, calze, latte in polvere, pannolini almeno per i bambini e ci sono infanti nati in questa condizione. L’ambulatorio presso la Ankawa Mall opera con medici volontari locali fornendo oltre 70 visite al giorno e si dichiara in grave carenza  di medicine. Proveremo a soddisfare almeno qualche specialità tra le più richieste e mancanti.

Questo è quanto accade ad Erbil, nella capitale del Kurdistan, nella pianura, mentre a Shaklawa, sulle alture a oltre 1000 metri, o a Dohuk, Zako o Suleimania, località nelle montagne imbiancate dalla neve già da giorni, negli immensi campi di tende dei profughi Siriani e degli sfollati dalla piana di Ninive, si stanno consumando altri drammi silenziosi per il freddo e le malattie che attaccano chi non ha resistenze da leone, con il freddo polare e la neve fuori, nella pioggia e nel fango.

Sono scenari che forse hanno poche cose in comune, una però é evidente: l’odio e la brutalità della contrapposizione tra uomini e donne che nel passato hanno vissuto momenti di condivisione; potere, denaro, violenza ora provocano morte, disperazione e totale distruzione del senso del vivere insieme.

Una battaglia tristemente persa dall’amore.

Oltre agli spaventosi danni contingenti saranno da valutare gli sviluppi a lungo termine che questa situazione provocherà.  Questa immane sofferenza, oltre agli adulti, già pesantemente compromessi nella salute fisica e mentale, tocca un numero immane di bambini e giovani che avranno per sempre  negli occhi e nella mente le sofferenze subìte e viste.

Portare loro un paio di scarpe, le calze, un abito pesante, qualche medicina, le poche cose indispensabili a sopravvivere a chi é in questa condizione infernale, senza scampo per la vastità della tremenda condizione di sfollato o profugo, potrà addolcire o mitigare la sofferenza? Difficile sapere la verità, ma é imperativo continuare assolutamente, senza interruzione, ogni fornitura a chiunque sia in bisogno, senza chiedere “chi sei?”.

Terry Dutto

 

Foto: nel campo Yazidi prima della neve!!

Campo Yazidi_al centro di Erbil
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Il dolore delle mamme e l’insopportabile rassegnazione

Abbiamo visitato un campo Yazidi, proprio al centro di Erbil, dove sarebbe dovuto sorgere un giardino. Incontriamo condizioni di vita disumane e racconti di sofferenza e morte, madri che hanno perso i propri figli,  e lo raccontano con la rassegnazione di chi accetta il fato come ineluttabile. Ma noi non possiamo accettare la rassegnazione, non possiamo arrenderci.

L’aver ottenuto un riscontro molto positivo dalla ricerca di situazioni di grave necessità degli sfollati, che abbiamo impostato in collaborazione con ACTED, un organismo inglese del team dell’UNHCR, ci ha fatto andare a fondo sulla situazione degli sfollati Yazidi, che finora nessuno, nelle stanze ufficiali delle compagini umanitarie, aveva posto come argomento da valutare a fondo.

Ieri, la visita alla località abitata dagli Yazidi, ha portato in evidenza il fatto che l’accampamento é in atto da oltre tre mesi, é stato visitato da fonti governative per una volta ma dimenticato dalla grande famiglia delle Nazioni Unite. Intanto la locazione é particolare. Si tratta di un’area recintata da un elegante muro, al centro di Erbil, che era destinata a diventare un giardino, a corollario di un enorme palazzo di lusso, vicino al Divan Hotel, uno degli alberghi 5 stelle più rinomati di Erbil. Un cortile segnato da fabbricati in parte demoliti e altri mezzi distrutti.

L’incontro con il portavoce della comunità è stato subito molto interessante visto il piacere suo di vedere persone interessate alla loro condizione. Un primo incontro con gli uomini della comunità ha permesso di definire i nostri motivi di interesse verso di loro e il rapporto si è avviato in modo efficace e sereno.

Le donne intorno continuavano a curare i loro lavori con una curiosità non invadente per carpire la novità della nostra visita. Intanto oltre la raccolta dei dati sono emerse cose che segnano la vita di questo gruppo di persone che vive in condizioni veramente al limite sotto ogni profilo.

L’ambiente: i fuochi contro i muri all’esterno delle “case” alimentato da spezzoni di legna della carpenteria dismessa del cantiere disastrato in cui vivono, grandi pozze d’acqua tutt’intorno dovute alle piogge di questi giorni, emersione di pavimenti di piastrelle residui delle demolizioni delle case per fare spazio al grande giardino del palazzone in cemento non finito, in vista dei 30 piani dell’Hotel Divan a 5 stelle con camere da 750 dollari per notte.

Bambini di ogni età in giro ogni dove, alcuni anziani, alcune donne incinte e ogni cosa in movimento lento che abbiamo man mano interrogato dopo l’incontro con gli uomini della comunità.

La decisione assunta è stata di sopperire immediatamente con latte in polvere per gli infanti e pannolini, anche se forse sono da considerare un lusso per la situazione vista e, ancora, due fornelli a tre fuochi e due piastre a gas per l’acqua calda in modo da sopperire alla necessità del cuocere o dello scaldare l’acqua. Mentre i racconti delle storie si snodavano con la serenità di chi accetta il fato come cosa ineluttabile.

La mamma di Ranak Kero, una bambina di 3 anni, ci dice che sua figlia é annegata poco tempo fa in una delle grandi fosse del cantiere ancora aperte, vicine alla casupola in cui vive con altri bambini. Giocava ed è caduta annegando dentro la fossa che ancora adesso è riempita d’acqua, con dentro ammassi di ferraglie, senza ripari, un cantiere dismesso per la cessazione dei lavori su l’immenso palazzo che sovrasta l’area abitata da questa comunità.

Baran Dervash, vittima di un bombardamento nella città di Shangal

Baran Dervash, vittima di un bombardamento nella città di Shangal

E, ancora, la mamma di Baran Dervash, una bella ragazza ventenne di cui vedete la foto negli allegati, ci racconta la sua storia che ancora evidentemente la sta facendo soffrire. Vivevano sui monti Sinjar nella città di Shangal, che era stata appena occupata dalle milizie ISIS e per questo subiva bombardamenti. Uno degli ordigni cadde vicino, una bombola di gas scoppiò, BARAN,  ferita,  viene portata subito all’ospedale.  L’ospedale era stato appena occupato dagli ISIS, che hanno rifiutato di curarla, e lei e la figlia vengono brutalmente respinte.  Baran muore poco dopo nel rientro a casa; “io ho usato miei vestiti per rivestire mia figlia che è stata subito portata lontano e sepolta ..”  ci dice la mamma “..ma abbiamo capito che bisognava scappare”.

Da quel momento 10 giorni sono trascorsi in cammino sulle montagne insieme con il gruppo.  “Mancava l’acqua, é stata una prova dura, al limite della sopportazione ..” continua la donna, “.. le scarpe sono finite e abbiamo avvolto i piedi con indumenti per arrivare in Siria a piedi”. Ma l’odissea non era finita. I trasferimenti ulteriori del gruppo sono stati diversi, il rientro in Iraq presso la città di Zako, vicino al confine con la Turchia. Era estate e con un autobus di aiuti i componenti del gruppo sono approdati in Erbil, dove, appena arrivati, hanno occupato quest’area del cantiere dismesso, nel cuore signorile della città, con un muro di cinta elegante, dentro, un ambiente residuato di lavori di abbattimento di strutture precedenti. Era Agosto e i fabbricati ancora con mura solide sono stati completati con coperture di emergenza: teli, assi, lamiere, e sono diventati le abitazioni di questo gruppo di  famiglie Yazidi, composto da oltre un centinaio di persone, naturalmente i bambini i più numerosi.

L’ultimo atto della visita del giorno di ieri é stato il chiedere cosa poteva servire, dopo aver messo insieme, nel pomeriggio, la fornitura urgente del latte in polvere, dei pannolini per gli infanti e dei due fornelli a gas per la cucina e per l’acqua, che abbiamo subito provveduto, spinti dalla necessità di essere utili in qualche modo: “servirebbero altri sei fornelli ..così le donne possono tutte fare cucina in modo separato” é stata la risposta a voce bassa. Questa sera le otto cucine dell’accampamento Yazidi vicino all’Hotel Divan sono accese con il gas, una modernità che mancava da mesi.

Ci sono altri insediamenti Yazidi inclusi in aree non facilmente individuabili a prima vista, quasi pudicamente coperti per non disturbare, ma ora sappiamo che abbiamo un nuovo ambito da curare nelle nostre distribuzioni delle cose mancanti e continueremoa  sollecitare le istituzioni a fornire le l’indispensabile per far fronte all’immensa emergenza legata al  freddo e alimenti soprattutto, mentre noi faremo la nostra parte.

Abbiamo visto mancare molte cose. Sceglieremo solo quelle che loro considereranno più utili per cercare di riprodurre in qualche modo la normalità che vediamo essere molto semplice per loro. E nessuno parla di rientro, neanche pensabile per la città da cui provengono. Certamente abbiamo ora nuovi amici con cui dialogare.

 

Una giornata di sole ad Erbil
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Raggi di sole e di speranza

Questo non é un lavoro tradizionale, é camminare tra la gente mentre il nostro gruppo fa la musica nel grande cortile circondato dai container, facendo danzare i bambini con suoni familiari. E’ una giornata di sole, ma l’inverno è arrivato e la temperatura permette solo alle persone con sangue caldo nelle vene di andare in giro in maglietta.

Ogni porta della fila dei container è aperta perché il calore del sole entri tra gli strati dei materassini che saranno aperti la notte per il riposo della famiglia. E i panni stesi lungo le pareti, o attraverso il corridoio tra i container, la fanno da padroni per rubare il calore del sole invernale che, quando arriva senza nuvole, da un senso di piacere e di forza molto dolce. Il bucato si asciuga, i bambini corrono dappertutto, gli anziani e i malati nei container sentono gli schiamazzi e sanno che è segno di vita, nonostante tutto.

Abbiamo visitato alcune delle famiglie più in difficoltà. Un organismo inglese ha messo a disposizione la cifra di US$ 250,00 per alcuni di loro la cui situazione è ritenuta più critica sulla base di una nostra valutazione. A noi spetta l’aiuto immediato e aggiungiamo la segnalazione per ottenere l’addizionale in moneta locale per la famiglia.  Proprio perché sono i casi più urgenti e difficili si vedono situazioni al limite della tolleranza; sono un monito a chi non percepisce l’umanità sofferente pensando solo ai propri affari.

Le notizie che arrivano da l’Italia parlano di pesanti ruberie alle spalle dei più poveri, di uccisioni di fanciulli, di donne, mentre qui tra le famiglie più in difficoltà troviamo coppie giovani, entro i 30 anni che lottano per i propri figli.  Un contrasto che stride pesantemente e ti fa sperare che la giustizia prevalga su tutto e tutti.

La prima coppia ha due bambine una di 2 e una di 4 anni che non cammina per difetto degli arti inferiori. La seconda coppia ha due bambini: il primo, di due mesi, è nato in un giardino di Erbil quando, fuggiaschi, ancora non avevano trovato sistemazione e, con la temperatura esterna calda, non avevano bisogno di riparo neppure per la notte, la seconda è una bellissima bambina di 3 anni con una anomalia che non le permette di camminare.

Sembrano un presepe vivente: gli sfollati, nella mangiatoia, ma questi due giovani hanno una bambina in più e i Re Magi non li conoscono. Per loro stasera un nostro pacco di pannolini e una scatola di latte in polvere e poi speriamo che l’organizzazione inglese riesca a sostenerli e rappresenti per loro l’arrivo dei Re Magi.

La vita nel campo “Area 128″ continua , è composto di 200 nuovi  container che saranno presto 1000, tali da far considerare gli sfollati qui residenti come privilegiati, la lavanderia nel giorno di sole funziona a pieno ritmo, anche se l’acqua di scolo inzacchera le ciabatte.

E stasera si va a dormire senza l’energia in casa nostra, che viene centellinata a tutta la città, ma con il cuore in pace …

Terry

Unrest in Iraq
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Una partenza inaspettata

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Una continua instabilità

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