La costante difficoltà - Emergenza KURDISTAN

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Lavorare qui resta un’esperienza tutta da inventare per la complessità delle cose da ricomporre, e posso assicurarvi che ho alcune possibili scuse per non essere troppo dialogante, tra tutte il fatto che la sera si arrivi affranti dopo una giornata trascorsa nelle zone abitate dagli sfollati, fatte di tende, di stanzoni divisi con la tela, ambienti decrepiti con servizi assolutamente fuori da ogni regola di igiene, e si casca nel letto,con una temperatura che ora si sta abbassando ma che tra breve sarà anche fredda. Una bella differenza dai 45- 47 gradi di Agosto.

Con il FOCSIV Team si fanno cantare, giocare e ballare i bambini, mentre gli adulti stanno a guardare togliendosi dalla loro apatia che ormai è cronica, qualche volta partecipano al ballo tradizionale e vedi che per loro è una liberazione. Queste persone sono in queste condizioni da tre mesi.. e si vede.

In ogni divisione sia di tenda e di tela tesa sui fili che di aree fatte di pannelli prefabbricati, la regola è contenere almeno 10 persone in ognuna. In alcune di queste divisioni sono persino tre i nuclei di famiglia, ma in genere sono due perché le famiglie sono composte di tre, quattro, cinque bambini.

Insomma una miseria mai vista prima. I numeri dicono che sono 80.000 le persone in queste condizioni in questa città, ma non si fanno vedere molto, restano nelle loro tende.

Il morale è sempre più basso perché vedono che la loro speranza di TORNARE NELLE LORO CASE STA FINENDO, VISTO CHE LE MILIZIE ISLAMICHE ANCORA CONQUISTANO ZONE NUOVE E RAZZIANO OGNI COSA LASCIATA DA CHI SCAPPA …E MENO MALE CHE SCAPPA, MOLTI SONO STATI ELIMINATI BRUTALMENTE PER AVER REAGITO.

INSOMMA UN INTERVENTO PIU’ PESANTE NON CREDO SI POSSA AVERE ANCHE PERCHE’ LE ISTITUZIONI DELLE NAZIONI UNITE NON RIESCONO A TENERE IL PASSO CON QUANTO SUCCEDE.

Proprio ora stanno arrivando altri sfollati da Kobani, dalla Siria. Sfollati dagli islamici non vogliono restare in Turchia per paura, sono curdi e vengono in Kurdistan. Oggi sono circa 5000 arrivati a Erbil, se ne attendono 30.000 sui 100.000 che entrano in Kurdistan, molti probabilmente si fermeranno nei campi in allestimento sulle montagne al confine con la Turchia, ma li farà molto freddo con la neve alta in dicembre.

Insomma una situazione in continuo movimento sia per chi é qui da Giugno sia per chi arriva o chi deve cambiare abitazione per liberare le scuole che erano state occupate dalla massa dei profughi in Giugno-Luglio scorso.

Intanto con la musica i bambini sorridono e le mamme allentano la tensione. Sono molte, ormai con molti neonati nelle tende o negli alloggiamenti da sfollati. Con loro si sta cercando di creare un rapporto, ma resta forte la barriera per il dialogo diretto con le donne, che resta un tabù culturale che si deve superare con diplomazia e attenzione.

Ci proveremo, per capire se si possono alleviare almeno alcuni problemi per alcune persone.

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